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Veneto Equo




Per un futuro eco-equo



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Appello: fermiamo la guerra a Gaza



Riportiamo l'appello di Libero Mondo, che sottoscriviamo:


Ciao,

vi segnalo che come LiberoMondo abbiamo deciso di dare voce all’appello che ci è giunto dal nostro partner Sindyanna of Galilee, organizzazione di commercio equo formata da donne palestinesi ed israeliane, riguardo la drammatica situazione a Gaza.

Il testo tradotto in italiano è disponibile all’url http://www.liberomondo.org/liberomondo/cms/content/326-fermiamo-la-guerra-a-gaza.html

Abbiamo provveduto a condividere queste informazioni tramite Facebook, Twitter e Google+.

Abbiamo pensato di condividere anche con voi queste informazioni, in modo che possiate valutare la possibilità di diffonderle attraverso i vostri canali.

 

Grazie per l’attenzione

 

Luca

 

LiberoMondo scs

Fiaccolata



Cena con Libera



Bassa padovana come Taranto?



Pubblichiamo in questa sede una lettera arrivata da un sostenitore e amico della nostra Associazione, il consigliere Miazzi. Con questo gesto non vogliamo dare inizio ad un dibattito, dato che i giornali si sono più volte occupati di questo, in modo molto più ampio e professionale. Quello che vogliamo pubblicare è il sentimento di preoccupazione che sottende a tutta questa lettera, la sensazione di essere vittima di un imbroglio ma anche la determinazione a non arrendersi e ad essere attori del cambiamento. Ci sentiamo vicini a quanti temono sempre più fortemente per il futuro della Terra, per il nostro e quello dei nostri figli, e ci uniamo al coro di quanti pensano che un altro mondo è possibile, e che ciascuno di noi può fare la propria parte nella sua realizzazione.

"Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,

l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato,

vi accorgerete che non si può mangiare il denaro"


Leggendo le cronache di questi giorni sulla vicenda di Taranto, è difficile per noi, fatte le debite proporzioni, non vedere le analogie con la situazione della Bassa padovana, zona dei cementifici e di decine di altre attività e produzioni nocive. Lo spaccato che emerge dalle indagini, dalle intercettazioni, dalle denuncie è quello di una realtà di gravissimo inquinamento ambientale attutito dal ricatto occupazionale, addomesticato attraverso una fitta rete di corruzione e complicità in tutti gli ambienti.

Vorremmo tanto raccontare della nostra realtà, dove l’indagine giudiziaria per le decine di morti tra ex dipendenti dei cementifici non si è mai conclusa, dove le indagini epidemiologiche non hanno mai rilevato anomalie tra la popolazione, dove l’inquinamento seppur elevato è considerato “nella norma”, dove cementieri e politici fanno squadra sponsorizzando manifestazioni, società sportive e contrade, dove il Sindacato ormai non si mobilità più contro le politiche aziendali ma contro Sindaci e Comitati che chiedono garanzie per la salute ed un modello di sviluppo diverso.

In un contesto come la bassa padovana, dove sono presenti discariche, impianti di trattamento rifiuti pericolosi e speciali, si accavallano costruzioni e richieste di decine d’inceneritori di pollina e biomasse varie, si è tramato a tutti i livelli per aggirare le indicazioni del Piano Ambientale del Parco Colli che definisce incompatibili i cementifici presenti e indica un percorso di dismissione programmata, con particolare riguardo ai lavoratori impiegati. Abbiamo assistito ad una violenta campagna orchestrata da cementieri, politici ed esponenti sindacali che cercano d’imporre ad ogni costo la ristrutturazione di un cementificio per garantirne la presenza per altri trent’anni, gli stessi che oggi cercano d’imporre un uso massiccio di rifiuti nel processo produttivo in un altro di questi impianti.

Gli odori acri, l’emissione in aria di tonnellate d’inquinanti, cittadini e lavoratori che si ammalano e muoiono, le allergie respiratorie, una normativa di favore ai cementifici rispetto agli inceneritori etc. non sono un’invenzione ma la tragica realtà che siamo costretti a vivere e che solo chi ha un interesse diretto continua a negare.

Nei prossimi mesi si giocherà il futuro di questo territorio, perché ci sarà la sentenza del Consiglio di Stato che deciderà sul ricorso dei Comuni di Este e Baone contro il Revamping di Italcementi e la Provincia di Padova si pronuncerà sul progetto rifiuti presentato dalla Cementeria Zillo di Monselice. Mettendo ancora una volta sul piatto il ricatto occupazionale, si chiede alla Provincia di ritirare la sua ordinanza che dal 2005 vieta l’uso dei rifiuti in questo cementificio e si propone di utilizzare oltre 200.000 t/a di ceneri da centrale e gessi chimici nel processo produttivo, sostenendo che non c’è nessun pericolo per salute e che si risparmierà sull’escavazione di materie prime.

Riaprire e rilanciare l’uso dei rifiuti in questi impianti porterà ad uno scenario tremendo, dal punto di vista della salute e dell’impatto ambientale. E che siano bruciati, inceneriti o mescolati non cambia la prospettiva. Basti guardare le denuncie che evidenziano come in parte del cemento messo in commercio, si ritrovano ceneri, diossine, metalli pesanti, sostanze tossiche nocive destinate alle discariche speciali e che invece si ritrovano nelle scuole e nelle abitazioni civili.

Non intendiamo rassegnarci a questa deriva e prendendo esempio dalle mobilitazioni di Taranto promosse dal "Comitato operai e cittadini liberi e pensanti", cercheremo di riaprire il confronto tra i lavoratori e la cittadinanza, per uscire dal ricatto lavoro/salute e reclamare insieme la riconversione ecologica di queste attività e rilanciare uno sviluppo economico che non metta a repentaglio la vita delle persone e pregiudichi l’ambiente anche per le generazioni future.

Francesco Miazzi – Consigliere Comunale di Monselice

 

Interroghiamoci sul futuro del commercio equo e solidale



“Terra Equa - Il commercio equo e solidale in Emilia Romagna”

Presenta:

 

DAVVERO SERVE

UN COMMERCIO PIU’ EQUO?

 

Il commercio equo in Italia ha superato i 25 anni di età, molti lo conoscono, diversi vi si identificano. Ma se ne sente veramente il bisogno? Serve ai produttori? Serve ai consumatori? Influisce sulle regole che strutturano il nostro sistema economico? Influisce sui comportamenti dei consumatori?

 

Giovedì 28 giugno 2012 alle ore 18.00 presso il Camelot cafè - Parco Urbano G. Bassani

Ne parleranno:

Monica di Sisto: giornalista sociale ed esperta di commercio internazionale  ed autrice del libro “Un commercio più equo, un ‘piccolo potere da prendere sul serio’. La scommessa del fair trade italiano raccontata in prima persona plurale” (Ed. Altraeconomia).

Marco di Tommaso: Docente ordinario di “Economia e Politica Industriale” ed “Economia e Politica dello Sviluppo” presso la facoltà di Economia e Commercio, dell’ Università di Ferrara e membro dell’Unita Tecnico-Scientifica del Ministero degli Esteri che supporta le attività del Tavolo intergovernativo Italia-Cina.

David Cambioli: Presidente di altraQualità cooperativa di commercio equo e solidale di Ferrara e consigliere AGICES (Assemblea generale Italiana del Commercio Equo e Solidale).

 

A seguire verrà offerto un rinfresco a base di prodotti del commercio equo

 

Per informazioni: altraQualità scrl tel.0532 978893

amministrazione@altraq.it

 

Giornata Regionale del commercio equo e solidale


Intervento realizzato con i fondi della Regione Emilia Romagna (L.R. 26/2009)

Petizione online per Amnesty International



Nonostante le prove sostanziali e di pubblico dominio sul fatto che migranti, rifugiati e richiedenti asilo siano
ancora soggetti a gravi abusi dei diritti umani in Libia, il 3 aprile 2012, l'Italia ha firmato un nuovo accordo sul
controllo dell'immigrazione con questo paese. Amnesty International ha ripetutamente chiesto alle autorità
italiane di rendere pubblico il contenuto dell'accordo, ma queste richieste non hanno avuto seguito. Il testo
dell'accordo è ora invece trapelato.
Nel febbraio 2012, la prassi dei respingimenti in mare attuata in precedenza dall'Italia è stata condannata dalla
Corte europea dei diritti umani nel caso Hirsi Jamaa e altri c. Italia e il governo italiano si è pubblicamente
impegnato a dare attuazione alla sentenza. Tuttavia, solo poche settimane dopo, l'Italia e la Libia hanno
ripreso la loro cooperazione in materia di controllo dell'immigrazione.
Le disposizioni dei nuovi accordi confermano le preoccupazioni di Amnesty International: le autorità italiane
chiedono l'aiuto della Libia nell'arginare i flussi migratori, chiudendo un occhio sul fatto che migranti, rifugiati e
richiedenti asilo sono a rischio di gravi violazioni dei diritti umani nel paese.
Scrivi al ministro dell'Interno italiano, chiedendole di proteggere i diritti di migranti, rifugiati e
richiedenti asilo.

Al seguente link potete trovare l'appello da firmare online, per l'invio della lettera alla ministra Cancellieri!

http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/190


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